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Arte e giustizia

La collana si pone a metà strada tra narrativa e saggistica, volendo da un lato raccontare vicende criminali o indagini giudiziarie legate alla vita di artisti (più o meno famosi) o alle loro opere, dall’altro raccontarle, per quanto possibile, con gli strumenti propri del diritto e della critica d’arte. Artisti realmente esistiti, opere realmente esistenti: non ci può essere finzione in un testo che, legando queste due discipline, vuole dare – con la piacevolezza di una scrittura non troppo analitica ed appesantita – un effettivo contributo conoscitivo: far conoscere meglio al grande pubblico un artista, qualche vicenda della sua vita, qualche sua opera; e tramite questi particolari, una corrente artistica o un’epoca storica. Trattandoli però in una prospettiva inedita.
L’interazione tra la disciplina giudiziaria e quella critico–filologica è infatti più stretta di quanto si pensi. Gli esempi di “giustizie” e “ingiustizie” nel mondo dell’arte non si contano, come non si contano gli artisti “criminali” o “criminalizzati”, i cui misfatti o le cui prodezze possono essere ripercorsi dal giurista o dal critico d’arte con gli attuali metodi d’indagine e di giudizio; e su un altro versante, le indagini volte a scoprire la firma di un’opera sono improntate allo stesso meccanismo.
Basti pensare al parallelismo più immediato. Non corre grande differenza tra il procedimento induttivo–inferenziale che permette al magistrato inquirente di risalire all’autore di un fatto di reato, ed il procedimento – dello stesso tipo – che permette al critico d’arte di dare una paternità ad un’opera: i metodi di indagine sono sostanzialmente gli stessi. Dovranno entrambi «servirsi dei documenti e delle testimonianze, e compiere su questi lo stesso lavoro di coordinazione e di interpretazione, quello che dai processualisti è chiamato la “valutazione del materiale probatorio” e dagli storici la euristica o “critica delle fonti, ma che in sostanza mira nello stesso modo, qua e là, a scegliere le informazioni più attendibili e a scoprire le falsificazioni, altrettanto frequenti e temibili nei processi quanto nella storia» – per dirla con le parole del grande giurista Piero Calamandrei.
Questa dualità inscindibile – “Arte e Giustizia”: la giustizia intesa come necessità umana, ma anche come occasione di riscoprire e divulgare esperienze artistiche – caratterizza questa collana ed ogni suo titolo, dacché ogni testo, ciascuno elaborato con un proprio linguaggio ed un proprio stile, dovrà sempre essere seguito da una postfazione dell’altra figura specialistica: se è stato il giurista – qualunque veste egli ricopra: magistrato, avvocato, notaio, studioso – ad essersi messo in gioco, sarà il critico d’arte a completare il suo lavoro, ripercorrendolo in coda, valutandolo con gli strumenti della sua cassetta degli attrezzi; viceversa, se è autore il critico d’arte, sarà il giurista a vergare le ultime pagine del testo. Così, la compenetrazione tra i due campi si eleva a questione di metodo, andando a costituire un modello editoriale del tutto nuovo.
Pubblicazioni nella collana
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